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Giovanni Marinelli
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Nell’ambito del progetto ”Via Alpina, Via della Pace”, il giorno 18 Aprile 2008, nell’aula magna del liceo Scientifico G. Marinelli, si è tenuta una conferenza sull’illustre studioso da cui prende il nome la nostra scuola. L’argomento è stato trattato da uno dei suoi più esperti conoscitori, il professor Francesco Micelli, che ha illustrato i passi più significativi della sua vita, contestualizzandoli con i processi sociali tipici del Risorgimento all’interno della città di Udine. Dopo qualche breve cenno biografico, il personaggio- seguendo la definizione dei suoi alunni –è stato presentato come un uomo che ”non conobbe l’ozio”: egli infatti, oltre all’attività di professore, svolse anche quella di geografo, di cartografo, di metereologo, di statistico e da ultimo, ma non per questo meno importante, quella di alpinista. La sua vita pubblica può essere suddivisa in tre parti: - 1868/1878: insegna nella scuola di Quintino Sella, attento alla fondazione di nuovi valori per la società nascente; - -1878/1892: insegna presso l’università di Padova, con grande dedizione, apportando progressi nella produzione scientifica; - 1892/1900: succede al professor Malfatti all’università di Firenze. La prima fase, considerabile come periodo di formazione, ci fa conoscere un Marinelli eclettico, dalle mille attività, praticante di geografia “ cattaneana”, cioè una scienza attiva molto seguita nella nostra regione. Si occupa anche di elementi di statistica e di meteorologia, che gli danno l’opportunità di fondare, nel 1873, un osservatorio sulle nostre Alpi, grazie al quale si acquisiscono dati importanti sull’andamento dei fenomeni atmosferici friulani. L’interesse per le Alpi lo porta ad entrare nella “Società Alpina Friulana”di Tolmezzo e a diventare un grande esploratore delle montagne friulane, tant’è che scrive dei resoconti geografici tuttora presi in considerazione dagli studiosi del settore. Egli inoltre rivolge una particolare attenzione anche alla sua città, Udine, che all’epoca contava meno di 30000 abitanti, ma era luogo di riunione di un piccolo nucleo di studiosi (fra i quali Antonio Zanon, Fabio Asquini e Pacifico Valussi) che in futuro avrebbe guidato le trasformazioni economiche della regione, ponendo particolare attenzione alla circolazione e alla diffusione di informazioni presso la classe operaia. Lo stesso Marinelli giunge così a promuove la circolazione di un giornale gratuito:”La sentinella friulana”. Cooperando con l’istituto tecnico A. Zanon si costituiscono così gli “Annuari statistici per la provincia di Udine”, dai quali si evince che la maggioranza della popolazione friulana, al tempo, era pressoché analfabeta, problema eliminato quasi del tutto in seguito, intorno agli inizi Novecento, grazie alla scolarizzazione. La seconda fase sposta l’attenzione sulla città di Padova, dove Marinelli insegna presso l’università e, dopo anni di intensa raccolta di descrizioni del territorio, pubblica nel 1881 un saggio di cartografia della regione veneta, documento importante dal punto di vista culturale e politico. Nell’anno 1882 egli accetta la teoria darwiniana sulla trasformazione della scienza naturale e la applica alla geografia e alle scienze civili, oltre che naturali. Dal 1883 al 1902 si occupa della redazione de “ La Terra”, un trattato popolare di geografia universale, sempre all’interno dell’ambito geografico. Dal 1890 raccoglie le cronache bimestrali della Società Alpina Friulana nella rivista “ In Alto”. Nell’ultimo periodo padovano diviene anche consigliere comunale e poi deputato al Parlamento. Nella fase finale del suo operato, Marinelli si sposta a Firenze, dove riveste il ruolo di professore universitario. Ormai affermato personaggio di spicco, anima i congressi geografici un po’ in tutta Italia ed è anche il fondatore della “Rivista Geografica Italiana”. Nel 1894 e nel 1898 pubblica rispettivamente la “Guida del Canal del Ferro” e la “Guida della Carnia” e, quando ottiene il ruolo di Presidente della “Società Alpina Friulana”, diventa anche maestro di ragguardevoli personaggi quali Lorenzi, Musoni, Battisti, Biasutti, Magnaghi…, in un periodo in cui nella figura del geografo erano radicati i presupposti per il cambiamento filosofico. In conclusione, riportando ancora le parole di un suo allievo, Bernardino Frescura, “egli fu soprattutto un grande, un insuperabile maestro ed alla scuola, che egli amava con passione, diede la miglior parte di se stesso”. |